BEPS e Pillar Two: la tassazione minima globale
Per decenni la concorrenza fiscale tra Stati ha permesso ai grandi gruppi multinazionali di spostare gli utili verso giurisdizioni a bassa imposizione. Il progetto BEPS dell’OCSE e il suo secondo pilastro, il Pillar Two, nascono per porre un limite a questa dinamica introducendo un’imposizione minima globale. Per la Svizzera, tradizionalmente attraente sul piano fiscale, si tratta di un cambiamento di paradigma. Vediamo cosa significa concretamente per i gruppi che operano nel Paese.
Cos’è il progetto BEPS
BEPS sta per Base Erosion and Profit Shifting, cioè erosione della base imponibile e trasferimento degli utili. È l’iniziativa con cui l’OCSE e il G20 hanno affrontato le pratiche che consentono ai gruppi multinazionali di ridurre artificiosamente il carico fiscale spostando i profitti dove sono meno tassati, spesso senza una reale attività economica. Il progetto si è sviluppato su una serie di azioni coordinate e ha portato, nella sua fase più recente, a una riforma articolata su due pilastri:
- il Pillar One, che ridistribuisce parte dei diritti impositivi verso i Paesi dove si trovano i clienti e i mercati;
- il Pillar Two, che introduce un’imposizione minima effettiva sugli utili dei grandi gruppi.
È il Pillar Two ad avere l’impatto più immediato e concreto per le imprese.
Il cuore del Pillar Two: l’aliquota minima del 15%
Il principio del Pillar Two è semplice nella sostanza: i grandi gruppi multinazionali devono essere tassati su ogni giurisdizione in cui operano ad almeno il 15% di aliquota effettiva. Se in un Paese l’imposizione effettiva scende sotto questa soglia, la differenza viene recuperata attraverso un’imposta integrativa (top-up tax).
Il regime non si applica a tutti, ma solo ai gruppi che superano una determinata dimensione: la soglia di riferimento è un fatturato annuo consolidato pari o superiore a 750 milioni di euro. Le piccole e medie imprese e i gruppi puramente nazionali di dimensioni contenute restano al di fuori di queste regole e continuano a essere tassati secondo il diritto ordinario.
Come la Svizzera ha reagito
La Svizzera ha scelto di non lasciare che il gettito dell’imposta integrativa finisse all’estero. La logica del Pillar Two è infatti quella dei “vasi comunicanti”: se la Svizzera non preleva l’imposta integrativa sui gruppi sottotassati, lo farà un altro Paese. Per evitare di regalare gettito, la Confederazione ha introdotto un’imposta integrativa svizzera che garantisce che i gruppi interessati raggiungano il 15% di imposizione effettiva pagando in Svizzera.
Questa scelta è stata sottoposta al popolo, che ha approvato la base costituzionale necessaria, e l’imposta integrativa è entrata in vigore a partire dal 2024. In pratica, un grande gruppo attivo in Svizzera che grazie alle agevolazioni cantonali si trovava sotto il 15% di aliquota effettiva versa ora la differenza al fisco svizzero, non a un altro Stato.
Cosa cambia per i gruppi interessati
Per le multinazionali che superano la soglia, gli effetti sono concreti:
- erosione del vantaggio dei cantoni a bassa fiscalità: dove l’aliquota effettiva era inferiore al 15%, il beneficio viene neutralizzato dall’imposta integrativa;
- nuovi obblighi di calcolo e dichiarazione: occorre determinare l’aliquota effettiva per ogni giurisdizione secondo le regole OCSE, che non coincidono con la base imponibile ordinaria;
- maggiore complessità di compliance: reporting dedicato, raccolta di dati consolidati e coordinamento tra le entità del gruppo nei diversi Paesi.
Va sottolineato un punto spesso frainteso: il Pillar Two non abolisce la concorrenza fiscale, la sposta. Poiché il livello minimo è fissato al 15%, i cantoni con aliquote ordinarie vicine o superiori a questa soglia mantengono la loro attrattività, e la competizione si gioca ora su fattori come la qualità dei servizi, la certezza del diritto e le misure non fiscali di promozione.
Uno sguardo prospettico
Il quadro è in evoluzione: le regole di dettaglio, i meccanismi di safe harbour e il coordinamento internazionale continuano ad assestarsi. I gruppi interessati devono monitorare gli sviluppi e verificare per tempo se rientrano nel perimetro, perché gli obblighi scattano sulla base di dati consolidati che vanno predisposti in anticipo.
Come lavoriamo in SIH ONE
Aiutiamo i gruppi a capire se rientrano nel perimetro del Pillar Two, a stimare l’impatto dell’imposta integrativa e a strutturare la compliance, coordinando i profili svizzeri con quelli internazionali. Per le imprese sotto soglia, verifichiamo che le agevolazioni cantonali restino pienamente utilizzabili.
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