Fiscalità

CRS e scambio automatico di informazioni

SIH ONE — Desk Fiscale · 11 maggio 2025

Per anni il segreto bancario ha definito l’immagine della piazza finanziaria svizzera. Oggi quel mondo non esiste più per i rapporti transfrontalieri. La Svizzera applica lo scambio automatico di informazioni (SAI, in inglese AEOI) sui conti finanziari secondo lo standard CRS (Common Reporting Standard) dell’OCSE. Chi apre una società o detiene attività finanziarie con collegamenti internazionali deve capire che i dati viaggiano, ogni anno, senza che nessuno debba chiederli.

Cos’è il CRS e perché la Svizzera lo applica

Il CRS è lo standard globale che impone agli istituti finanziari di identificare i titolari di conti fiscalmente residenti all’estero e di trasmettere le informazioni all’autorità fiscale del proprio Paese, che a sua volta le inoltra automaticamente al Paese di residenza del titolare. La Svizzera ha aderito e scambia dati con oltre un centinaio di giurisdizioni partner, tra cui tutti i principali Paesi europei.

L’obiettivo è dichiarato: rendere trasparenti i patrimoni detenuti all’estero e chiudere gli spazi di non dichiarazione. Non si tratta di un controllo puntuale su richiesta, ma di un flusso sistematico e annuale.

Chi trasmette e quali dati

Gli istituti tenuti alla comunicazione sono le istituzioni finanziarie svizzere tenute alla comunicazione: banche, alcune assicurazioni, società di gestione patrimoniale e taluni veicoli di investimento. Per ogni conto detenuto da una persona o entità fiscalmente residente in un Paese partner vengono trasmessi:

  • Dati anagrafici del titolare (nome, indirizzo, Paese di residenza fiscale, codice fiscale, data di nascita).
  • Numero di conto e dati dell’istituto.
  • Saldo del conto a fine anno.
  • Redditi finanziari: interessi, dividendi, altri proventi e ricavi da cessione di attività finanziarie.

Per i conti di entità — quindi società, fondazioni, trust — la regola è più insidiosa: se l’entità è considerata “passiva” (redditi prevalentemente da capitale), l’istituto deve guardare oltre e identificare le persone che esercitano il controllo (i beneficiari effettivi), comunicando anche i loro dati al Paese in cui risiedono.

Perché riguarda anche le società operative

Molti imprenditori pensano che il CRS colpisca solo i conti privati. Non è così. Una holding, una società di partecipazione o un veicolo con redditi prevalentemente passivi può essere qualificata come entità non finanziaria passiva, con conseguente comunicazione dei beneficiari effettivi residenti all’estero.

Al contrario, una società svizzera con attività operativa reale — che produce, vende, presta servizi — è generalmente un’entità attiva e non genera comunicazione dei soci per il solo fatto di esistere. La differenza tra i due casi dipende dalla natura effettiva dell’attività, non dalla forma giuridica scelta.

Cosa NON copre il CRS

È importante fissare i confini per evitare allarmismi:

  • Il CRS riguarda i conti finanziari, non gli immobili né i beni fisici.
  • Riguarda i residenti fiscali esteri: un soggetto residente e correttamente tassato in Svizzera non genera flussi verso l’estero per i propri conti svizzeri.
  • Non è un’ammissione automatica di illecito: comunicare un conto significa solo trasparenza, non colpevolezza.

La conseguenza pratica: coerenza totale

Il vero cambiamento culturale è questo: ciò che si detiene deve coincidere con ciò che si dichiara. Un socio residente in Italia che detiene quote o conti collegati a una struttura svizzera deve sapere che quei dati arriveranno, prima o poi, alla sua amministrazione fiscale. La pianificazione internazionale non muore con il CRS, ma cambia natura: non si fonda più sull’opacità, bensì sulla sostanza economica e sul corretto adempimento dichiarativo in ogni Paese coinvolto.

Chi costruisce oggi una struttura transfrontaliera deve partire da un presupposto: assumere che tutto sia visibile. Le soluzioni che reggono sono quelle che funzionano anche a piena trasparenza — perché è esattamente la condizione in cui operano.

Gli errori più frequenti

  • Credere che una holding svizzera “schermi” i soci esteri: spesso è vero il contrario.
  • Ignorare il codice fiscale estero al momento dell’apertura del conto, generando incongruenze che l’istituto è tenuto a chiarire.
  • Confondere l’assenza di tassazione con l’assenza di comunicazione: sono cose diverse.
  • Non coordinare la posizione svizzera con l’obbligo dichiarativo nel Paese di residenza del socio.

Come impostare le cose nel modo giusto

Lo scambio automatico non è un ostacolo, ma un dato di realtà con cui progettare. In SIH ONE analizziamo la qualificazione CRS di ogni entità — attiva o passiva — mappiamo i beneficiari effettivi e i loro obblighi nei rispettivi Paesi, e costruiamo strutture che restano solide anche sotto piena trasparenza, coordinando il livello svizzero con quello estero.

Hai una struttura con collegamenti internazionali e vuoi verificarne la tenuta? Analizziamo la tua posizione fiscale.

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