Fiscalità

Deduzione degli interessi passivi

SIH ONE — Desk Fiscale · 25 aprile 2025

Gli interessi che un’azienda paga sui suoi debiti sono, in linea di principio, un costo deducibile: riducono l’utile imponibile e quindi le imposte. Ma “in linea di principio” non basta. Il fisco svizzero pone condizioni precise, soprattutto quando il finanziamento arriva dai soci o da persone vicine all’impresa. Trattare gli interessi passivi con leggerezza espone a riprese fiscali e a doppie imposizioni. Vediamo le regole che contano.

Il principio: costo giustificato dall’uso commerciale

Un interesse passivo è deducibile quando è giustificato dall’uso commerciale, cioè quando il debito su cui matura serve all’attività dell’impresa. Un mutuo per acquistare un capannone, il finanziamento del circolante, un prestito per un investimento produttivo: gli interessi relativi abbattono l’utile imponibile dell’esercizio di competenza.

La logica è quella della competenza economica: l’interesse grava sull’anno cui si riferisce, indipendentemente dalla data di pagamento. Chi tiene contabilità completa registra i ratei di interesse anche se la scadenza cade nell’esercizio successivo.

Prestiti dei soci: attenzione ai tassi

Il punto più delicato riguarda i finanziamenti concessi all’azienda dai soci o da persone loro vicine. Qui il fisco applica il principio di libera concorrenza (dealing at arm’s length): l’interesse riconosciuto non può superare quello che si pagherebbe a un terzo indipendente.

Ogni anno l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) pubblica una circolare con i tassi d’interesse massimi ammessi sui prestiti in franchi verso i soci, distinti per tipo di finanziamento (credito d’esercizio, credito immobiliare) e per la fonte del capitale. Se l’azienda paga al socio un interesse superiore a quel tetto:

  • la parte eccedente non è deducibile e viene ripresa a tassazione come utile;
  • l’eccedenza è trattata come prestazione valutabile in denaro a favore del socio, soggetta a imposta preventiva del 35% e imponibile in capo al socio come reddito.

È un doppio colpo che si evita semplicemente rispettando i tassi di riferimento pubblicati.

Il capitale proprio dissimulato

C’è un secondo limite, meno noto ma importante: quello del capitale proprio dissimulato (thin capitalization). Quando i soci finanziano la società con prestiti anziché con capitale proprio, oltre una certa proporzione il fisco riqualifica parte del debito come capitale proprio “occulto”.

L’AFC fornisce percentuali massime di indebitamento ammesso per categoria di attivo (immobili, partecipazioni, crediti, magazzino). Se il debito verso i soci supera la capacità di indebitamento così calcolata:

  • gli interessi sulla quota eccedente non sono deducibili;
  • quella parte di debito viene aggiunta al capitale proprio ai fini dell’imposta sul capitale.

L’obiettivo è impedire che si trasformi capitale di rischio in debito solo per generare interessi deducibili.

Interessi verso terzi indipendenti

Con banche e creditori indipendenti il tema è più semplice: gli interessi effettivamente pattuiti sono deducibili, perché il mercato garantisce già la congruità del tasso. Restano fermi i requisiti generali: il debito deve essere reale, documentato e riferito all’attività d’impresa. Interessi su debiti privati del socio fatti figurare in azienda non passano.

Errori frequenti

  • Pagare al socio un interesse “generoso” ignorando i tassi massimi AFC dell’anno.
  • Finanziare la società quasi solo con prestiti dei soci, incappando nel capitale proprio dissimulato.
  • Non documentare per iscritto le condizioni del prestito (importo, tasso, scadenze).
  • Dedurre interessi di competenza di un altro esercizio, sfasando il risultato.
  • Dimenticare l’imposta preventiva del 35% sull’eccedenza riqualificata.

In sintesi

  • Gli interessi passivi sono deducibili se il debito serve all’attività.
  • Sui prestiti dei soci vale il tasso massimo pubblicato ogni anno dall’AFC.
  • L’eccedenza è indeducibile e diventa prestazione valutabile in denaro.
  • Il capitale proprio dissimulato limita l’indebitamento verso i soci.
  • Con le banche conta il tasso di mercato, ma serve sempre documentazione.

Come ti aiutiamo

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