Vendere in UE: OSS/IOSS e IVA per l'e-commerce
Un e-commerce svizzero che vende a consumatori nell’Unione Europea entra in un sistema IVA che non è quello svizzero. La Svizzera è fuori dall’UE e dall’unione doganale: ogni spedizione verso un cliente europeo è un’esportazione dalla Svizzera e un’importazione nell’UE, con regole IVA proprie. Capirle prima di lanciare le vendite evita blocchi in dogana, clienti scontenti e sorprese fiscali.
Due mondi distinti: IVA svizzera e IVA UE
Partiamo dalla base svizzera. In Svizzera l’aliquota IVA normale è dell’8,1% e l’assoggettamento scatta oltre i 100’000 CHF di cifra d’affari mondiale. Le esportazioni di beni verso l’estero sono esenti da IVA svizzera (con diritto alla deduzione dell’imposta a monte). Fin qui, il lato svizzero.
Il punto è l’altro lato del confine: quando il bene entra nell’UE, si applica l’IVA del Paese di destinazione. La riforma europea dell’e-commerce, in vigore dal 2021, ha ridisegnato completamente il modo in cui questa IVA viene raccolta, introducendo gli sportelli OSS e IOSS.
IOSS: le vendite a distanza di beni importati
L’IOSS (Import One-Stop Shop) riguarda proprio la situazione tipica dello shop svizzero: beni spediti dalla Svizzera a un consumatore UE, di valore intrinseco fino a 150 euro.
Come funziona:
- il venditore si registra all’IOSS (tramite un intermediario stabilito nell’UE, richiesto per i venditori extra-UE);
- addebita al cliente l’IVA del suo Paese già al momento dell’acquisto;
- dichiara e versa quell’IVA mensilmente attraverso un’unica dichiarazione IOSS;
- il pacco attraversa la dogana senza ulteriore IVA all’importazione, con sdoganamento più rapido.
Il vantaggio per il cliente è enorme: paga il prezzo tutto incluso, senza sorprese del corriere alla consegna. Senza IOSS, invece, l’IVA (ed eventuali spese di sdoganamento del corriere) viene richiesta al destinatario all’arrivo — con reclami e resi.
Attenzione alla soglia dei 150 euro: sopra tale valore l’IOSS non si applica e si seguono le regole ordinarie d’importazione, con IVA e dazi a destino.
OSS: quando i beni sono già nell’UE
Il regime OSS (One-Stop Shop) serve in una situazione diversa: quando il venditore detiene stock già all’interno dell’UE — per esempio in un magazzino logistico o in un centro di un marketplace — e da lì effettua vendite a distanza intracomunitarie verso consumatori di altri Stati membri.
In questo caso l’OSS permette di dichiarare in un unico Paese l’IVA dovuta in tutti gli Stati di destinazione, evitando registrazioni multiple. È il regime tipico di chi usa la logistica di un marketplace con magazzini europei. Va però ricordato che detenere stock in uno Stato UE genera in genere un obbligo di registrazione IVA locale in quello Stato, distinto dall’OSS.
La soglia dei 10’000 euro
All’interno dell’UE esiste una soglia unica di 10’000 euro annui per le vendite a distanza intracomunitarie e alcuni servizi digitali, sotto la quale si può applicare l’IVA del Paese di partenza. Per un venditore svizzero che spedisce dalla Svizzera questa soglia però non aiuta come per un operatore UE: la merce importata segue la logica IOSS/importazione fin dalla prima vendita. La soglia rileva soprattutto quando si movimentano beni già interni all’Unione.
Errori ricorrenti
- Trattare l’UE come un mercato unico e omogeneo: l’aliquota è quella di destinazione, non una sola.
- Ignorare l’IOSS e scaricare IVA e spese di sdoganamento sul cliente all’arrivo.
- Dimenticare la registrazione locale dove si detiene stock.
- Confondere l’esenzione all’esportazione svizzera con l’assenza di IVA: l’IVA c’è, ma è quella europea.
Come lo affrontiamo
In SIH ONE analizziamo il modello logistico dello shop — spedizione diretta dalla Svizzera o magazzini nell’UE — e da lì costruiamo l’assetto IVA corretto: registrazione IOSS o OSS, nomina dell’intermediario, gestione delle soglie e coordinamento con l’IVA svizzera sulle esportazioni. L’obiettivo è un checkout pulito per il cliente e la piena regolarità su entrambi i fronti.
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