Crescita & capitali

Aprire una startup deeptech in Svizzera

SIH ONE — Desk Capital · 12 ottobre 2025

La Svizzera è uno dei terreni più fertili al mondo per la deeptech: ricerca di frontiera, poli universitari d’eccellenza, un ecosistema che trasforma brevetti in imprese e capitali disposti a finanziare tecnologie che richiedono anni prima del mercato. Ma una startup deeptech — quantum, biotech, nuovi materiali, robotica, AI applicata — pone problemi strutturali diversi da quelli di una startup software. Cicli lunghi, capitale intensivo, proprietà intellettuale al centro del valore: la struttura va disegnata pensando a dove sarai tra cinque anni, non a dove sei oggi.

La forma societaria: la SA è la scelta naturale

Per una deeptech destinata a raccogliere capitale la forma è quasi sempre la SA (AG): capitale minimo 100’000 CHF, di cui almeno 50’000 versati. Le ragioni sono strutturali:

  • azionariato non iscritto nel registro di commercio, adatto a fondatori e investitori;
  • struttura predisposta a round di finanziamento, aumenti di capitale, azioni con diritti diversi;
  • immagine istituzionale verso investitori professionali, fondi e partner industriali.

La Sagl (GmbH) è possibile in fase embrionale, ma la trasformazione in SA arriva comunque quando entra il primo investitore serio: conviene spesso partire già in forma di SA per evitare una conversione a metà strada.

La proprietà intellettuale: il vero attivo

In una deeptech il valore non sta nel prodotto già venduto, ma nella tecnologia protetta. Da qui una regola non negoziabile: la proprietà intellettuale deve stare dentro la società, non nelle mani dei singoli fondatori o dell’istituto di ricerca da cui il progetto è nato.

Questo richiede attenzione a tre fronti:

  • assegnazione della IP alla società tramite accordi chiari con fondatori e collaboratori (assignment clauses);
  • gestione dei diritti provenienti dall’università o dal centro di ricerca, spesso regolati da accordi di licenza o di spin-off che vanno negoziati prima della costituzione;
  • strategia brevettuale: cosa proteggere, dove, quando depositare rispetto alla pubblicazione scientifica.

Un investitore in fase di due diligence guarda la cap table e la IP prima di ogni altra cosa. Una IP frammentata o mal assegnata blocca il round.

Cap table: proteggerla dal primo giorno

La cap table — chi possiede cosa — è il documento che accompagnerà la startup a ogni round. Gli errori commessi all’inizio si pagano moltiplicati alla fine:

  • ripartizione tra fondatori squilibrata o senza vesting (maturazione delle quote nel tempo), che espone la società se un fondatore esce presto;
  • quote cedute troppo presto a consulenti o business angel a condizioni che poi spaventano i fondi;
  • assenza di un pool riservato per i futuri dipendenti chiave.

Impostare vesting dei fondatori, un piano di partecipazione per i talenti e regole di trasferimento fin dalla costituzione è ciò che rende la startup “investibile”.

Capitale e finanziamento a stadi

La deeptech è capital intensive e brucia liquidità per anni prima dei ricavi. Il finanziamento arriva tipicamente a stadi: mezzi propri e amici, poi business angel, poi round con fondi di venture capital, spesso affiancati da strumenti di finanza agevolata e sostegno all’innovazione disponibili in Svizzera per i progetti a forte contenuto tecnologico. Ogni stadio ha strumenti giuridici propri — aumenti di capitale, azioni privilegiate, prestiti convertibili — che vanno usati con coerenza per non intasare la cap table.

Un punto tecnico rilevante: i dividendi eventuali sconterebbero l’imposta preventiva del 35%, ma nella fase di crescita la questione è teorica — il valore si costruisce nell’equity, non nella distribuzione.

Sostanza e governance

Anche una deeptech deve avere sostanza reale in Svizzera: team, laboratorio o R&D, decisioni prese sul territorio. Questo non solo per tenuta fiscale, ma perché la sostanza è ciò che dà accesso all’ecosistema — talento, capitali, agevolazioni. Sul fronte governance, l’ingresso degli investitori porta patti parasociali, diritti di informazione e di veto, composizione del consiglio: strutturarli bene protegge sia i fondatori sia chi mette il capitale.

L’errore da evitare: rimandare la struttura “a dopo il prodotto”

Molti team deeptech, immersi nella tecnologia, considerano la struttura un problema da affrontare quando arriverà l’investitore. È l’errore più costoso: quando il fondo arriva, IP mal assegnata, cap table disordinata e assenza di vesting fanno saltare o rinegoziare il round a condizioni peggiori. La struttura giusta va costruita prima di cercare capitale, non durante.

Come SIH ONE affronta il tema

La divisione ventures di SIH ONE struttura startup deeptech partendo dalla forma societaria e dall’assegnazione della IP alla società, imposta cap table, vesting e piani di partecipazione, prepara la documentazione per i round e coordina gli strumenti di finanziamento e finanza agevolata disponibili. L’obiettivo è arrivare davanti agli investitori con una struttura che supera la due diligence senza sorprese.

Stai costruendo una deeptech e vuoi la struttura giusta prima del primo round? Parliamo del tuo progetto: impostiamo forma, IP e cap table sul tuo caso reale.

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