Diritto d'autore, software e licenze
Per un’azienda tech il valore vive nel codice, nei contenuti e nel design delle interfacce. Tutto questo è tutelato dal diritto d’autore (in Svizzera la LDA — Legge sul diritto d’autore). A differenza di marchio e brevetto, il diritto d’autore non si deposita: nasce da solo. Proprio per questo genera più equivoci sulla titolarità — cioè su chi possiede davvero il codice.
Come funziona la protezione
Il diritto d’autore protegge le opere dell’ingegno con un carattere individuale: software, testi, grafica, musica, foto, database originali. Punti chiave:
- la protezione è automatica: sorge con la creazione dell’opera, senza registrazione né simbolo ©;
- protegge la forma espressiva, non l’idea o la funzione sottostante: due programmi possono risolvere lo stesso problema con codice diverso senza violarsi a vicenda;
- il software è espressamente tutelato come opera dalla legge svizzera.
La durata è lunga: in generale 70 anni dalla morte dell’autore. Per i programmi per elaboratore la protezione dura 50 anni dalla morte dell’autore.
Il nodo vero: chi possiede il codice
Qui si gioca la partita, e la regola cambia a seconda di chi ha scritto il codice.
- Dipendenti — regola speciale per il software. La legge svizzera prevede che i diritti sui programmi creati dal dipendente nell’esercizio della sua attività lavorativa e nell’adempimento dei suoi obblighi contrattuali spettino al datore di lavoro. È un’eccezione mirata al software: per le altre opere (testi, grafica, design) questa cessione automatica non vale allo stesso modo, e conviene regolarla nel contratto.
- Freelance e agenzie esterne. Qui non c’è alcun trasferimento automatico: chi sviluppa resta titolare dei diritti salvo cessione scritta. Pagare la fattura di uno sviluppatore esterno non significa possederne il codice. Senza una clausola di cessione, ti ritrovi a usare software di cui non sei proprietario — un problema serio in una due diligence.
La conseguenza pratica: ogni contratto con sviluppatori esterni, agenzie e collaboratori deve contenere una clausola di cessione dei diritti (patrimoniali) alla società, il più ampia possibile.
I diritti morali restano all’autore
Anche quando cedi i diritti patrimoniali, l’autore conserva alcuni diritti morali — in particolare il diritto di essere riconosciuto come autore e di opporsi a modifiche che ne ledano la reputazione. Non impediscono lo sfruttamento commerciale, ma è bene conoscerne l’esistenza quando si regolano attribuzioni e modifiche.
Le licenze: come si concede l’uso senza cedere la proprietà
La licenza è il contratto con cui il titolare concede l’uso dell’opera mantenendone la proprietà. Le forme più comuni:
- Licenza esclusiva vs non esclusiva: nella prima il licenziatario è l’unico a poter usare/sfruttare l’opera nell’ambito pattuito; nella seconda il titolare può concederla anche ad altri.
- Limiti di ambito: territorio, durata, canali, numero di utenti o installazioni, diritto o meno di modificare e sublicenziare.
- Modello SaaS: nel software as a service l’utente non riceve una copia ma un diritto d’accesso al servizio; le condizioni stanno nei termini di servizio, non in una cessione.
Regolare bene esclusività, ambito e diritto di modifica evita che una licenza “generosa” svuoti di valore il tuo asset.
Attenzione all’open source
Usare componenti open source è normale e spesso vantaggioso, ma ogni licenza ha le sue regole. Alcune (permissive, tipo MIT) chiedono poco più dell’attribuzione; altre (copyleft, come la GPL) possono imporre di rilasciare con la stessa licenza anche il codice derivato che distribuisci. Integrare senza controllare la licenza può obbligarti ad aprire codice che volevi tenere proprietario, o creare problemi in una raccolta di capitale. Una mappa delle dipendenze e delle relative licenze è parte dell’igiene IP di qualsiasi software house.
Gli errori che vediamo più spesso
- Credere che pagare un freelance equivalga a possedere il codice.
- Non inserire clausole di cessione nei contratti con agenzie e collaboratori esterni.
- Ignorare le licenze open source dei componenti integrati.
- Tenere l’IP (repository, account, dominio) in capo al fondatore a titolo personale invece che alla società.
- Confondere il diritto d’autore con il marchio: sono tutele diverse e complementari.
IP ordinato, azienda che vale di più
In una due diligence, investitori e acquirenti verificano che il software sia di titolarità della società, con catena dei diritti pulita e licenze open source sotto controllo. Un IP ordinato riduce il rischio legale e aumenta il valore trasferibile dell’azienda; un IP confuso può bloccare un round o abbattere la valutazione.
Come ti affianca SIH ONE
La divisione Tax & Legal mette in ordine la titolarità del codice — clausole di cessione con dipendenti e freelance, contratti di licenza, revisione delle licenze open source — integrando la protezione del software con marchio, struttura societaria e fiscalità. Prima del prossimo round o rilascio, sistemiamo la catena dei diritti sul tuo codice.