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Onboarding AML per progetti crypto

SIH ONE — Desk Crypto · 04 settembre 2025

Un progetto crypto vive o muore sulla qualità del suo onboarding. Non è un modulo da far firmare in fretta: è il primo controllo che decide chi entra, con quale profilo di rischio e con quali obblighi di monitoraggio successivo. Un onboarding debole si paga con banche che chiudono i conti, partner che si ritirano e, nei casi soggetti alla normativa antiriciclaggio, con responsabilità dirette. Ecco come impostarlo bene fin dall’inizio.

Prima domanda: il progetto è assoggettato?

Non tutti i progetti crypto sono intermediari finanziari ai sensi della legge svizzera sul riciclaggio di denaro. La qualificazione dipende dall’attività concreta: chi accetta valori patrimoniali di terzi, li custodisce o li trasferisce per conto altrui tende a rientrare nell’ambito degli intermediari finanziari; chi si limita a sviluppare software o a emettere un token di puro utilizzo può trovarsi in un quadro diverso.

La qualificazione va fatta prima di raccogliere fondi o clienti. Costruire l’onboarding senza aver stabilito se si è assoggettati significa rischiare di scoprire troppo tardi che mancavano procedure obbligatorie.

I pilastri dell’onboarding AML

Indipendentemente dai dettagli, un onboarding solido copre alcuni elementi ricorrenti.

  • Identificazione del cliente (KYC): verifica dell’identità della controparte con documenti idonei, per persone fisiche e giuridiche.
  • Avente economicamente diritto: identificazione della persona fisica che controlla o beneficia dei valori, oltre l’intestatario formale. Nelle strutture con società o veicoli, si risale la catena di controllo.
  • Origine dei fondi e dei mezzi: comprensione di dove nasce il patrimonio e coerenza con il profilo dichiarato. Nel crypto conta anche l’origine on-chain degli asset.
  • Screening sanzioni e PEP: verifica contro liste sanzionatorie e identificazione delle persone politicamente esposte, con controlli rafforzati dove richiesto.
  • Profilazione del rischio: attribuzione di un livello di rischio (paese, tipo di attività, volumi, natura degli asset) che determina l’intensità dei controlli.

La specificità crypto: l’analisi on-chain

Rispetto all’onboarding tradizionale, il crypto aggiunge un livello: la tracciabilità degli asset sulla blockchain. Un wallet può essere collegato, direttamente o a pochi passaggi, a fonti illecite, mixer o piattaforme non affidabili. Gli strumenti di blockchain analytics permettono di valutare il rischio associato a un indirizzo prima di accettarlo.

Questo non sostituisce il KYC sulla persona: lo completa. Identità della controparte e provenienza on-chain degli asset sono due verifiche distinte, entrambe necessarie.

Non finisce all’apertura: il monitoraggio continuo

L’onboarding è l’inizio, non la fine. Serve un monitoraggio delle operazioni che rilevi movimenti incoerenti con il profilo, transazioni sopra soglia, pattern sospetti. Dove emergono elementi che fanno sospettare un’origine illecita, scattano gli obblighi di chiarimento e, nei casi previsti, di comunicazione all’autorità competente. Il profilo del cliente va aggiornato nel tempo, non congelato al primo giorno.

Documentazione: se non è scritto, non esiste

Ogni verifica va documentata e conservata. In caso di controllo, la domanda non è solo “hai fatto i controlli” ma “puoi dimostrarlo”. Servono: procedure scritte, evidenze del KYC, motivazione della profilazione di rischio, registro degli screening, tracce delle decisioni. Una procedura applicata ma non documentata equivale, in sede di verifica, a una procedura mancante.

La sequenza corretta

Prima si stabilisce se e come il progetto è assoggettato; poi si definiscono procedure e soglie; quindi si scelgono gli strumenti (KYC provider, blockchain analytics, screening); infine si forma il team e si imposta la conservazione documentale. Raccogliere clienti prima di avere le procedure è l’errore che compromette l’intero progetto a valle.

Come SIH ONE affronta il tema

SIH ONE si occupa di strutturazione e consulenza: qualificazione dell’assoggettamento, disegno delle procedure di onboarding e di monitoraggio, impostazione della documentazione AML e del profilo di rischio, coordinamento con gli strumenti di verifica. Dove servono attività soggette ad autorizzazione o l’affiliazione a un organismo di vigilanza, le attività regolamentate passano da partner autorizzati. L’obiettivo è un onboarding che regga davanti a banche, partner e autorità.

Questo contenuto è informativo e non costituisce consulenza legale o regolamentare. Gli obblighi vanno verificati nel caso specifico.

Stai avviando un progetto crypto e vuoi un onboarding solido dal primo cliente? Parliamone: impostiamo procedure e controlli, con i partner autorizzati dove serve.

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